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ASCOLTARE IL SILENZIO: LA VIA DEL CORPO

CON SHOBHA G. ARTURI

1 - 2 aprile '23


Shobha G. ARTURI


Laureata in Medicina e Chirurgia, specializzata in Agopuntura e Psicoterapia della Gestalt. Formata in Costellazioni Familiari, danza e pratiche meditative. Docente presso l'Istituto Gestalt di Firenze, l'Istituto Gestalt Romagna e la Scuola

di Counselling a Mediazione Artistica Azioni e Contaminazioni di Firenze.



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Ascolta, figlio, il silenzio.

È un silenzio ondulato,

un silenzio,

dove scivolano valli ed echi

e che piega le fronti

al suolo.  

F. G. Lorca, Poema del cante jondo


Ci dicevano da bambini di fare silenzio, di tacere. Ma se ascoltiamo il suono delle voci bambine in un giorno assolato o piovoso, ci accorgiamo della filigrana che disegnano intorno al silenzio, senza disturbarlo né romperlo, anzi incorniciandolo, facendone un quadro prezioso. Il silenzio non è opposto al suono, ne è sorgente: come   acqua che sgorga dalla roccia dopo che l'aveva penetrata e inzuppata. Ma quale ascolto ci consente di sentire il silenzio attraverso ogni suono? Un ascolto così è aperto e vasto. Accade naturalmente, ogni volta che ci concediamo un contatto intimo, con noi stessi e con il mondo intorno.


Le pratiche meditative di diverse tradizioni indicano e portano a questo tipo di contatto. Un contatto fatto di sensi risvegliati e attenti, pronti a cogliere le infinite sfumature, le differenze di peso, di caldo e di freddo, di ruvido e liscio, di gamme di colori. Siamo stati indotti a pensare, come luogo comune, che meditare sia un accadimento lontano dal corpo, nella visione che corpo e spirito siano nemici e opposti. Al contrario, non c'è spirito che nel corpo sentito e vissuto.


Ogni volta che ci perdiamo nell'affanno del voler diventare, c'è un modo semplice per tornare a casa e precipitare nell'ineffabile esperienza di esistere, ed è tornare ai propri sensi, agli occhi che vedono, la pelle che discrimina il tocco e il caldo, i muscoli che si tendono, il cuore che batte, il respiro che resta con noi. È il corpo che fa casa. Ne esploreremo le possibilità di sentire ed esprimere, senza fretta, con gusto, per affinare ogni percezione e farne poesia in movimento.

E ritrovare la pausa, fra un movimento e l'altro, fra un respiro e l'altro. Nella pausa, la sorgente.


Impiegheremo il movimento e la danza come vie di apertura ed espressione del mondo interno, e pratiche meditative volte a ritrovare il vibrare del mistero di vivere.