background

BURATTINI E VOCE

CON CECILIA GALLIA

17 - 18 dicembre '22

Cecilia GALLIA


Sono nata a Bardonecchia,  sulle Alpi al confine tra Italia e Francia, da una famiglia piemontese di origini contadine. Sono cresciuta in Liguria e ho frequentato le scuole a Genova. Mi sono trasferita a Roma, dove ho studiato psicologia e cominciato il mio apprendistato teatrale. Dalla nascita di mia figlia, vivo a Firenze.

Gli studi nel campo della psicologia hanno accompagnato gran parte del mio percorso: nel 2002, mossa dal desiderio di armonizzare le mie diverse esperienze, ho frequentato il corso triennale di ArtCounseling a indirizzo umanistico integrato, diretto da Edoardo Giusti e Isabella Piombo, presso l'Aspic di Roma. Nello stesso corso ho poi insegnato Teatro orientato alla crescita personale, fino al 2008.

La mia formazione teatrale si colloca nell'area della sperimentazione ed espressione corporea che fa capo al Teatro Povero di Jerzy Grotowski e al teatro antropologico di Eugenio Barba (ho seguito laboratori di formazione con gli attori del Teatr Laboratorium di Wroclaw- Polonia e dell'Odin Teatret – Danimarca e con maestri delle discipline tradizionali orientali: Teatro No e Kabuki; teatro Kathakali, Orissi e Bharata Natyam).

Fino al 1992 ho co-diretto una compagnia teatrale regolarmente riconosciuta e finanziata dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo e da vari enti locali: il Teatro Arcoris, che ha operato per molti anni a Sorano (Grosseto) e poi a Firenze.

Nel frattempo, per tre anni, ho collaborato attrice ospite  nella compagnia polacca Stowarzyszenie Teatralne Gardzienice, che praticava un particolare tipo di teatro antropologico, legato al mondo magico, poetico e spirituale della Polonia tradizionale.

Con altri che avevano condiviso quell'esperienza, abbiamo creato lo spettacolo “Un volto che ci somiglia” ispirato a 'Cristo si è fermato Eboli' di Carlo Levi e alle opere di Ernesto De Martino, 'Sud e magia' e 'Morte e pianto rituale'. Per due anni lo abbiamo rappresentato nel sud Italia, in particolare nei piccoli comuni della Basilicata, fuori dagli spazi fisici e culturali del teatro, nell'incontro diretto con gli abitanti, soprattutto anziani.

In quel periodo il mio ruolo è stato principalmente di attrice e conduttrice di laboratori teatrali per adulti e bambini, nei contesti più diversi: scuole - dalle materne alle superiori - carceri, quartieri, centri anziani.

Ormai stabilmente a Firenze, dal 1992 per alcuni anni ho creato e rappresentato spettacoli di burattini, di cui ero costruttrice, animatrice/regista e autrice del testo. Inoltre ho partecipato agli spettacoli di marionette artistiche della regista americana Amy Luckenbach, su musiche di Luciano Berio e poesia di Edoardo Sanguineti, presentati alla Biennale di Venezia e alla Maison de la Radio di Parigi.

Non disponendo più di una mia compagnia, mi sono orientata verso una forma di allestimento scenico più snella: il recital con musica, lavorando principalmente con un ensemble musicale femminile. Primo spettacolo: “Un cuore pensante” dai diari di Etty Hillesum, che ho proposto dal 1997 al 2004. “Non esiste libertà senza coraggio e senza amore: voci di donne per i diritti umani” è stato il lavoro successivo, che  ha avuto il testo pubblicato nei Quaderni della Commissione Regionale Pari Opportunità.

Dal 2007 al 2017 ho collaborato con l'Associazione Un Tempio per la Pace, creando i recital “Passi di pace” dai testi vincitori delle edizioni annuali del premio Letterario Firenze per le Culture di Pace - già intitolato a Tiziano Terzani e in seguito al Dalai Lama -, presentati nelle scuole superiori e in diversi contesti legati alla promozione di una cultura di pace.

Dal 1999 lavoro come speaker/lettrice degli audio-libri editi dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – onlus.

Ho tenuto laboratori teatrali in collaborazione e per conto di diverse istituzioni tra cui: American International School of Florence, Ass. Onlus Filiderba, Associazione Cieli Aperti – Prato ecc... Dal 2011 al 2013 ho tenuto i corsi in lingua inglese di “Acting: Italian Methods & Techniques” presso la scuola d'arte americana SACI (Studio Art Centers International, Florence). Ho condotto innumerevoli laboratori espressivi rivolti a ragazzi con sindrome di Down. Con uno dei miei giovani allievi, ho lavorato con i burattini allestendo, per l'Associazione Filiderba, due brevi spettacoli presentati in contesti pubblici.

Con lo studio e l'esperienza all'estero ho maturato un'ottima conoscenza della lingua inglese, parlata e scritta, che ho messo a frutto impegnandomi come traduttrice in diverse occasioni. Dal 2011 al 2017, ho tradotto diversi libri per Terra Nuova Edizioni, con cui ho collaborato anche come articolista pubblicando sulla rivista omonima.

Dal 2020 svolgo annualmente un corso di biografie, femminili in particolare,  per l'Università dell'Età Libera del comune di Firenze.

Negli ultimi anni ho tenuto laboratori di Lettura ad alta voce, lettura espressiva e narrazione. Nel 2019, in occasione di un mio workshop di narrazione della natura, rivolto a guide ambientali, ho iniziato il rapporto con l'associazione di tutela e valorizzazione ambientale,  L'Erba Canta, con cui collaboro come autrice e narratrice di passeggiate urbane. Sono coautrice della mappa toponomastica al femminile “Firenze delle donne e le donne a Firenze” ideata e realizzata da l'Erba Canta,  presentata lo scorso ottobre durante l'Eredità delle Donne 2022, e traccia per trekking urbani raccontati.


------------------------------



I burattini sembrano dotati di un potere magico. Non importa quale sia la nostra età, quando incontriamo un burattino, anche se abbiamo sotto gli occhi il burattinaio che lo manipola, per noi quella creatura è viva e immediatamente la trattiamo come un essere con una vita propria.       

Il rapporto tra burattinaio e burattino è molto profondo e intenso. Il burattinaio è l'artefice del burattino. Lo crea sia dal punto di vista materiale: lo costruisce, gli cuce i vestiti, ne tratteggia i lineamenti, ne dipinge il volto, sceglie il colore degli occhi. E ne genera anche il carattere, il comportamento, le movenze e la VOCE.

Non pensiamo però che questo processo sia a senso unico. Come tutti i processi di comunicazione e creazione, è circolare. Chi crea ricava informazioni dai materiali, che gli parlano, ciascuno in maniera diversa. In base alle proprie emozioni, desideri, sogni e visioni, alcuni gli rispondono di più e meglio di altri. Lo stesso discorso vale per le forme, che si manifestano in parte come risultato dell'intenzione e delle abilità manuali del costruttore e in parte per le caratteristiche del materiale, alcune impreviste o diverse dalle aspettative, o per le suggestioni che nascono durante il lavoro e che fanno deviare dal progetto iniziale.

Lavoreremo con “burattini a guanto”.  Nella definizione è evidente l'istruzione fondamentale per la manipolazione. Il burattino aderisce alla nostra mano come un guanto, la riveste, ne diventa una seconda pelle. Muovendo la mano il burattino si muoverà. La nostra mano anima il burattino. L'energia che fluisce attraverso la nostra mano è l'immateriale che dà vita al burattino: diventa l'anima del burattino. Non pensiamo però che il burattino sia completamente subordinato e dipendente da chi lo manipola. A volte ci stupirà, ci accorgeremo che farà, dirà, esprimerà anche  cose che non avevamo previsto.

Guardando il nostro burattino vedremo un essere che è altro da noi ma che è anche noi. Se separato da noi, giace inerte e rientra nella sua natura di oggetto.  

Woltmann – psicoanalista pioniere nell'uso dei burattini in terapia – scrive che l'efficacia di questo tipo di burattini deriva dall'avere in sé qualcosa di vivo: la mano del burattinaio. Mariano Dolci sostiene che nel  burattino a guanto la personalità del burattino sia parte di quella del manipolatore.  

Il lavoro con i burattini può essere descritto come un'area di gioco, intesa nell'accezione di Winnicott, cioè “spazio potenziale, essenziale per stabilire relazioni tra il mondo interno e l'esperienza esterna”.  In questo contesto il burattino, ancora secondo Winnicott, assume la qualità di “oggetto transizionale”, oggetto su cui riversare le proprie emozioni,  paure e gioie.

Il burattino permette allo stesso tempo distanziamento e autosvelamento. Apparente contraddizione che possiamo spiegare con le parole del sociologo canadese Erving Goffman: “Avere qualcosa dietro cui nascondersi è un veicolo più che un ostacolo all'autosvelamento, l'illusione nel teatro non conduce all'evitamento ma al confronto con la verità”.

Avendo la possibilità di vivere il burattino come altro da noi, ci sentiamo autorizzati ad attribuirgli caratteristiche, sentimenti, emozioni che allargano i confini della nostra personalità ordinaria. Possiamo lasciarci condurre in territori esperienziali poco frequentati nella nostra quotidianità.

Il principale mezzo per esprimere questi vissuti è la ricerca vocale, perché la gamma dei movimenti fisici del burattino a guanto è piuttosto scarsa.  

Guidati dal burattino, che ci offre quell'altro da noi cui imputare quanto emerge improvvisando, potremo sperimentare molte voci diverse. Un'opportunità per vincere l'imbarazzo di esporsi e fare scoperte, forse inedite, sulla nostra voce, addentrandoci in parti poco conosciute della nostra interiorità.

Cerchiamo ora di mettere in rilievo alcuni parallelismi tra l'arte dei burattini e l'universo della voce.

La voce è un elemento immateriale presente nella nostra esistenza dal primo momento in cui ci affacciamo al mondo. La voce è respiro. A questo proposito come non pensare alla creazione del mondo, alla genesi, in cui la vita si manifesta attraverso il respiro di Dio. Dio insuffla lo spirito negli esseri, che passano dalla non vita alla vita.

La voce è corpo. Non solo perché si manifesta attraverso una serie di processi fisici che coinvolgono gli organi preposti (laringe, corde vocali, apparato respiratorio) ma anche perché attraverso il corpo, la voce vibra e risuona. Ce ne accorgiamo quando ascoltiamo la nostra voce registrata e,  quasi sempre e quasi tutti, ne ricaviamo una sensazione di fastidio, di disagio. Quando parliamo o cantiamo la nostra voce risuona all'interno del nostro corpo attraverso liquidi e tessuti, allo stesso tempo ci giunge dall'esterno propagandosi attraverso l'aria. Quando invece ascoltiamo una registrazione,  in cui il suono ci arriva dall'esterno, la nostra voce ci sembra più piatta, meno ricca di sfumature.

La voce è veicolo di espressione delle emozioni. Immaginiamo di telefonare a una persona cara. Digitiamo il numero, attendiamo qualche secondo al suono del bip di libero, ed ecco che la voce della persona chiamata si manifesta in una parola banale, formale: “Pronto…” Attraverso quelle due sillabe riusciamo a prefigurare il suo stato emotivo. È un'impressione che passa attraverso il suono della voce.

Quindi la voce è immateriale ma è anche corpo ed è anche emozione. Inoltre aggiungerei che nella voce, razionale e irrazionale, controllo e spontaneità, intenzione manifesta e intenzione inconscia si  incontrano e a volte si scontrano.

Come abbiamo visto il burattino, al pari della voce, è intimamente connesso al corpo fisico della persona, ha un'anima  immateriale che si manifesta attraverso la fisicità ed è mezzo di espressione di vissuti interni.